Giovedì, nella Sala dei Trattati del Palazzo Apostolico Vaticano, è stato firmato un accordo tra la Santa Sede e la Repubblica di Honduras, consolidando le relazioni bilaterali esistenti e salvaguardando la personalità giuridica della Chiesa. L'accordo promuove la cooperazione tra Chiesa e Stato, garantendo la libertà religiosa, in linea con la Dichiarazione Dignitatis Humanae del Concilio Vaticano II.

L'Accordo bilaterale riafferma il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e religione, in conformità con gli strumenti internazionali sui diritti umani. Esso riconosce il diritto della Chiesa di operare secondo le proprie regole e di nominare liberamente i propri ministri. Inoltre, l'accordo garantisce il diritto all'obiezione di coscienza e l'inviolabilità del sigillo sacramentale. Viene riconosciuto altresì il diritto della Chiesa di istituire enti educativi e caritativi, e di facilitare la cura pastorale per i membri delle forze armate e della polizia.

L'accordo, composto da 25 articoli, entrerà in vigore il giorno in cui saranno scambiati gli strumenti di ratifica, soggetto alle procedure di ratifica previste dai rispettivi ordinamenti giuridici. Dopo la firma, le delegazioni hanno discusso del contributo positivo della Chiesa allo sviluppo umano, sociale e culturale del paese, oltre che di questioni di interesse reciproco a livello regionale e internazionale.

Per la Santa Sede ha firmato l'Accordo il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato, mentre per la Repubblica di Honduras ha firmato il Presidente Nasry Juan Asfura Zablah. Erano presenti, tra gli altri, per la Santa Sede, l'Arcivescovo Paul Richard Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali, e per la Repubblica di Honduras, il Segretario di Stato per gli Affari Esteri e la Cooperazione Internazionale, Mireya Agüero de Corrales, e il Ministro della Presidenza, Juan Carlos García Medina.

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